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Buon Natale

Quando insegniamo ad odiare e temere il fratello, quando insegniamo che esistono uomini inferiori per il loro colore, il loro credo o la loro politica, che chi è diverso minaccia la nostra libertà, il nostro lavoro o la nostra famiglia che bisogna imparare a confrontarsi con gli altri come nemici e non come fratelli, a trovarsi di fronte non cooperazione ma conquista, ad essere sottomessi e dominati, impariamo, alla fine, a guardare i nostri fratelli come alieni, uomini con i quali dividiamo le nostre città ma non la nostra comunità, uomini legati a noi dai confini comuni ma non dallo sforzo comune.

Impariamo a dividere solo le stesse paure, solo il desiderio comune di evitarsi, di combattere i disaccordi con la forza. Per tutto questo non c’è una risposta finale.

Ma sappiamo cosa dobbiamo fare. Dobbiamo ottenere una vera giustizia uguale per tutti. La domanda da porci è quale programma perseguire. (…)

Dobbiamo ammettere la vanità e vacuità delle false distinzioni fra uomini e imparare a cercare il nostro miglioramento attraverso il miglioramento di tutti. Dobbiamo ammettere dentro di noi che il futuro dei nostri figli non può essere costruito sulle sfortune altrui.

(…) Le nostre vite su questo pianeta sono troppo brevi e il lavoro da fare troppo grande per lasciare questo spirito malato fiorire anche solo per un attimo più a lungo. E naturalmente non possiamo farlo scomparire con un programma o con una legge. Ma possiamo forse ricordare, anche per una volta sola, che chi vive con noi è nostro fratello, che divide con noi il breve cammino della vita e che come noi non cerca altro che la possibilità di vivere la sua vita in pienezza e felicità ottenendo le soddisfazioni e i riconoscimenti che riesce a raggiungere.

Certamente possiamo almeno imparare a guardare a chi ci vive intorno come a uomini come noi e certamente possiamo cominciare a lavorare seriamente per guarire le ferite che ci siamo inferti a vicenda e tornare ad essere vicini di casa e fratelli.

Ogni volta che un uomo si alza in difesa di un suo ideale o agisce per migliorare il destino degli altri, o combatte contro le ingiustizie, è come se provocasse una piccola onda di speranza la quale incrociando ogni altra onda partita da milioni di diversi centri di energia, e sfidando tutte le altre onde, forma una corrente che può abbattere i muri più resistenti dell’oppressione e della resistenza.

Se un solo uomo dichiara e segue le proprie convinzioni, tutto il mondo si riunirà intorno a lui.

Robert (Bob) Kennedy fu ucciso in un attentato da Shiran Bishara Shiran il 6 giugno 1968, un solo mese dopo questo discorso. Bob Kennedy sarebbe con ogni probabilità e a detta di gran parte dei sondaggi, divenuto Presidente degli Stati Uniti. Un paio di mesi prima, il 4 aprile 1968, era stato ucciso Martin Luther King. Le elezioni tenutesi un anno dopo furono vinte da Richard Nixon.

 

Alcuni uomini vedono le cose per quello che sono state e ne spiegano il perché.
Io sogno cose che ancora devono venire e dico, perché no?
(Robert Francis Kennedy 1925-1968)
 

 

Buon Natale da Fausto e da Macroedizioni

 


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